| Cambiamenti climatici e meccanismi di mercato: quale futuro | 08/09/2004 |
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Ing. Fabio Zanone
Ingegnere ambientale laureato al Politecnico di Torino, svolge attività di libero professionista, operando come consulente presso ditte private ed enti pubblici per tematiche ambientali e della sicurezza sui luoghi di lavoro.
Occupandosi delle problematiche connesse alla gestione dei rifiuti presso gli enti pubblici, ha acquisito specifiche competenze in materia di rifiuti solidi urbani, di raccolta differenziata e di riciclaggio. |
| Cambiamenti climatici | 09/09/2004 |
L’inaspettato accordo del luglio 2003 tra il Parlamento Europeo ed il Consiglio ha dato via libera ad uno dei provvedimenti più innovativi della più che trentennale attività comunitaria relativa al tema della protezione ambientale. Ci riferiamo al sistema per lo scambio di quote di emissioni di gas ad effetto serra (mercato dei permessi negoziabili) ed agli emendamenti alla posizione comune del Consiglio adottati dal Parlamento in seconda lettura il 2 luglio 2003 ed approvati dal Consiglio ambiente del 22 luglio 2003.1 Tale strumento è diretto alla riduzione delle emissioni dei gas serra ed al tempo stesso rappresenta un’occasione di profitto per le imprese che rientrano nel suo campo di applicazione. L’approccio basato sul sistema “command and control”, che ha ispirato centinaia di provvedimenti comunitari di protezione ambientale, e che si ritrova nei principi fondamentali indicati nel trattato CE, ovvero il principio della prevenzione, il principio della “correzione, in via prioritaria alla fonte” dei danni ambientali ed il principio “chi inquina paga” (art.174, par.2 del Trattato che istituisce la Comunità Europea), ha lasciato spazio negli ultimi anni ad un approccio costi-benefici che punta all’equilibrio tra i costi economici delle imprese relativi all’attuazione di una legislazione ambientale di tipo avanzato e l’ottimizzazione economica degli investimenti in politiche ecologiche. Questo è dovuto al fatto che i risultati di protezione ambientale sperati non sono stati raggiunti – anche se non in tutti i settori.
L’introduzione del sistema per lo scambio di quote di emissioni a livello comunitario apre uno scenario del tutto innovativo per le imprese europee che, pur caricate di una nuova serie di obblighi, si trovano davanti a prospettive di profitto finora più o meno sconosciute in questo settore ed alla possibilità di prepararsi al mercato internazionale proposto nell’ambito del Protocollo di Kyoto e che sarà operativo nel 2008 a condizione che esso entri in vigore.
Questo articolo fornisce un’analisi del sistema in questione e di alcuni dei suoi aspetti più interessanti dal punto di vista del diritto comunitario. Dopo una breve descrizione della fase che ha preceduto l’adozione del testo finale della direttiva, ci soffermeremo sugli elementi fondamentali dello scambio per le quote di emissione che hanno animato e rappresentato le principali difficoltà nel processo di formazione legislativa comunitaria. Infine, daremo uno sguardo al quadro normativo di riferimento in Italia.